​”Soluna. I sovrani di Pietragrezza”di Marco Perrone

«Soluna, unico continente conosciuto da noi uomini, deve difatti il proprio nome a questa singolare caratteristica: i suoi territori sono talmente vasti da far sì che in essi Sole e Luna si tocchino, stringendosi dentro un eterno abbraccio».

Un’immagine che da sempre ha affascinato l’uomo, i poeti e gli artisti del passato e dei nostri giorni: il Sole e la Luna così da sempre divisi, ma incredibilmente vicini per una manciata di minuti; anche la mitologia greca, sensibile a questo ciclico avvicendarsi del giorno e della notte, aveva immaginato due giovani innamorati, Apollo, dio del sole, e Artemide, dea lunare, che per pochi attimi potevano vedersi e sfiorarsi, e, solo durante le eclissi avrebbero potuto abbracciarsi. 

Ed è con questa splendida immagine che l’autore, Marco Perrone, ci inoltra in una nuova avventura: un continente tutto da scoprire, personaggi diversi tra loro, per storia e costumi, che, a causa di un pericolo che ha sconvolto il regno, saranno protagonisti di una nuova interessante avventura, che ci incuriosirà fino alla fine in questo primo capitolo.

Quello che mi ha affascina moltissimo è la creazione di un mondo nei suoi minimi particolari, a partire dalla scansione del tempo, le ore misurate in “turchese”, «una barra di minerale azzurro che se incendiata decolora progressivamente, indicando il tempo. Per convenzione, una giornata dura circa due sagome di turchese, e i quarti di queste ultime scandiscono i ritmi lavorativi». 
Un solo esempio per dimostrarvi come l’autore, da abile artigiano qual è — in senso metaforico —, ha creato, questo nuovo mondo, lavorando l’argilla con sapiente arte, instillando in essa un afflato di vita; un mondo disegnato nei suoi minimi particolari.

I personaggi hanno caratteristiche ben delineate, e, attraverso le loro parole e le introspezioni psicologiche impariamo a conoscerli e ad affezionarci.

Mersio, uno studente dell’apprendimento ditorio, che ha una duplice responsabilità: la prima, studiare per prendere, un giorno, il posto lavorativo del padre, in qualità di commerciante; la seconda, riscattare il cognome della propria famiglia da una cattiva reputazione, che un uso sconsiderato della magia ha inabbissato; ma ancora una volta la magia entrerà nelle vite dei Norrep.

Lucritia, amica di Mersio, è una elementalista, lei ha il poter di governare uno dei 9 elementi, l’acqua; darà delle lezioni segrete al suo amico Mersio, tanto affascinato da quest’arte fino al giorno dell’incidente.

Ma ahimè, come ogni avventura che si rispetti, la pace e la tranquillità quotidiana degli abitanti di Soluna verrà messa in subbuglio da forze più grandi di quelle che si temono.
Mersio e Lucritia conosceranno un bardo, Quarzo Nimose, che si rivelerà un generale delle truppe del re Domitio, in ricognizione sotto falsa identità; e conosceranno anche Idelen Vernardis, singolare principessa-guerriera di Pietragrezza.

La magia e l’arcano faranno da sfondo all’intera vicenda.
Lo stile è superbo, scorrevole e ricercato al tempo stesso, non annoia ma affascina totalmente; la trama non è mai banale e scontata, ma fino alla fine incuriosisce il lettore che, giunto al termine si chiede speranzoso: “quando sarà pubblicato il secondo volume?”.

Un fantasy che va ben al di là della categoria solita di riferimento, in esso c’è magia, ci sono mostri, c’è la giusta suspence, l’amicizia, il coraggio e l’avventura, un mix che con Marco Perrone non delude mai. 
Se ancora non avete letto o non conoscete l’autore, spero che leggendo le mie parole vi stimolino a intraprendere questa nuova avventura, ne vale davvero la pena! 😉

Buona lettura!

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“Il bisogno di un cuore nuovo” di Giulia Mascaro

“Il bisogno di un cuore nuovo” 

di Giulia Mascaro

Maddalena ha una disfunzione cardiaca che non le permette di essere come tutte le ragazze della sua età; ha scoperto questo problema da bambina e da allora è in lista per un trapianto che le permetterà di poter fare tutto ciò che desidera: ogni sforzo eccessivo può compromettere la sua salute, irrimediabilmente. 

Maddalena ha 18 anni e non sa cosa significhi andare a danza o semplicemente fare palestra; anche solo fare la spesa può essere un’impresa ardua; al suo fianco, pronte a proteggerla ci sono: sua sorella Michela, di 15 anni; sua madre Tecla e, fino a due anni prima anche suo padre, Guido, vittima di un terribile incidente stradale, investito da un auto nei pressi della scuola della figlia piccola, e, deceduto proprio sotto i suoi occhi; immagini indelebili che a distanza di due anni ancora assillano il cuore e gli occhi di Michela. 

Un’assenza che si avverte in ogni gesto familiare, il ricordo e il dolore ancora pervadono le loro vite.

Un bel giorno Maddalena incontrerà e si scontrerà — come nel cartone “Kiss me Licia” — con un bel ragazzo, Davide, che colpo di fulmine, è attratto da lei; ma Maddalena, per non creare situazioni spiacevoli e per proteggersi, considerata la sua situazione di salute, fugge via senza neanche presentarsi.

Quello sarà il primo di diversi incontri; il dilemma farà capolino su un nuovo sorriso: dovrebbe presentarsi e accettare l’invito ad uscire? E se scoprendo il suo problema non la giudicasse più “normale” e la lasciasse così? Ne soffrirebbe. Meglio di no, pensa, meglio troncare sul nascere un seme che potrebbe essere distruttivo per entrambi. 

E, proprio come la forza di un seme, inspiegabilmente finito sull’asfalto, riuscirà con la sua forza a sradicare ogni incertezza e a crescere con vigore su un terreno algido e insicuro.

Ma ad impensierire il nucleo familiare contribuirà, non volutamente, anche Michela, fidanzata ormai da un anno, verrà tradita dal suo bell’Alex e dalla sua migliore amica; un colpo durissimo che la lacererà profondamente, ma riuscirà nuovamente a sorridere grazie a sua madre e Maddalena, ma soprattutto grazie a nuovi amici che con affetto le prenderanno la mano per farla uscire dal buio in cui si ritrova, conosceremo: Deianira — bellissimo riferimento alla letteratura greca, nome tratto da una tagedia di Sofocle; personaggio tormentato, le cui vicessitudini rivivono nell’eroina reale —; suo fratello Davide, il nuovo amico di Maddalena, e il migliore amico di lui, Matteo, che sembra nutrire un sentimento più profondo per Michela, ma che, con profondo rispetto non avanza alcuna pretesa sulla giovane con il cuore spezzato.

I personaggi sono disegnati con abile mano; l’autrice riesce con tratto leggero e delicato ad inserirci nella storia, ci fa conoscere i personaggi e i loro pensieri singolarmente; fa commuovere l’assenza della figura paterna che rivive nelle parole e nei gesti di una famiglia che nonostante tutto non si abbatte, non si arrende: una madre che si ritrova a crescere due figlie senza alcun aiuto; Michela, cresciuta troppo in fretta, che protegge sua sorella pur essendo la piccola di casa, e, infine Maddalena, una ragazza che non si lascia imbrigliare da un male che può ucciderla, lei vuole vivere e lo dimostra fino alla fine.

Sono personaggi che ti lasciano un qualcosa dentro, un desiderio di emulazione.

Il finale sarà un vero “colpo” di scena — che  non posso svelarvi! — e rimetterà in discussione le carte di gioco in tavola.

Un libro che ho letto tutto d’un fiato; è così che ci si sente: presi a tal punto da non poter fare a meno di arrivare a fine romanzo; ho apprezzato ogni singola parola degustandola.

L’autrice, che conosco intimamente, mi ha davvero colpita; conosco la sua forte sensibilità e la sua professionalità, ma non avevo ancora avuto il privilegio di conoscere la sua penna, con profonda soddisfazione — anche lei vive a Catanzaro, piccolo luogo ameno e capoluogo della Calabria — posso affermare che ho scoperto un talento; perché l’arte dello scrivere non è un dono che possiedono in molti, soprattutto delineare con delicatezza e forte sensibilità certi temi.

Grazie Giulia per avermi regalato queste emozioni! 

Un libro diventa eccezionale, quando lascia dentro chi legge forti emozioni; così è stato per me è vi invito fortemente a leggerlo, davvero, davvero molto bello.

«Capisci di aver letto un buon libro quando giri l’ultima pagina e ti senti come se avessi perso un amico». 

(Paul Sweeney)
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​”Il Natale di Poirot”di Agatha Christie

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“Il Natale di Poirot”

di Agatha Christie
#Letturenatalizie libro numero 3.

Inutile dirvi che per me lei è una maestra del giallo. 

Proprio in prefazione viene spiegata la scelta di come questo periodo dell’anno così gioioso, in realtà sia la condizione ideale per un omicidio. Costretti dall’idea ipocrita del perdono e del dover essere buoni, ci si obbliga a condividere il tavolo con persone che magari non si sopportano, si crea tensione che può sfociare nel sangue. Proprio com’è accaduto alla famiglia Lee. 

Il patriarca decide di chiamare presso di sé a raccolta tutti figli, (tranne uno che abita con lui con la moglie, il più devoto!) per Natale. I figli accettano pensando che l’uomo, ormai anziano, voglia rivederli tutti prima di una sua dipartita; ma non è così… 

Anzi li punzecchia per farli traboccare e crea tensione, parlando di voler modificare il testamento, in virtù dell’arrivo di una nipote spagnola, orfana di sua figlia, Jennifer, deceduta. In più come estraneo alla figlia, arriva un figlio di un caro collega del vecchio Lee, lo accoglie in memoria dei vecchi tempi. 

Inspiegabilmente la sera della vigilia avviene l’omicidio, ognuno di loro è richiamato nella camera paterna dal rumore di mobili caduti, porcellana infranta e da un grido disumano. La porta è chiusa dall’interno, decidono di sfondarla, quello che trovano è impensabile: sangue ovunque e il vecchio riverso con la gola tagliata, tutto è sigillato, come avrà fatto il presunto ladro e omicida a scappare? Sarà stato un abile familiare? 

Da qui iniziano le ricerche del sergente che arriva giusto in tempo (perché a seguito della sparizione di alcuni diamanti il padrone di casa lo aveva invitato a ritornare in un secondo momento), il sovraintendente e il mitico Poirot. Il caso viene snocciolato nelle sue più infime congetture, ma solo Poirot arriverà alla soluzione, e ci svelerà l’inimmaginabile! 

Agatha è una maestra della suspence e dell’inganno… gli indizi li mette proprio sotto il nostro naso, e solo alla fine si riesce a collegare sapientemente il tutto. Magistralmente unica!

«Sono proprio le persone più miti e tranquille che, d’improvviso, si rivelano capaci delle peggiori violenze. Quando perdono il controllo di sé, lo perdono completamente».

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​”Canto di natale” di Charles Dickens

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“Canto di natale”

di Charles Dickens
#Letturenatalizie libro numero 2.
Questo è un capolavoro, non si può che dire bene. Ho sempre visto le rappresentazioni cinematografiche e mai ne ho letto il romanzo… 

L’atmosfera che si respira è proprio ottocentesca; Dickens ha uno stile narrativo invidiabile, ironico e pungente, ma che attraverso la descrizione di colori e profumi lascia immaginare con nitida chiarezza le immagini che descrive. La storia la conosciamo un po’ tutti: Ebenezeer Scrooge, è un individuo avaro , chiuso in se stesso che non ama nulla, neanche il Natale, così avido che deve centellinare il denaro persino per comprare il carbone per riscaldare l’ufficio in cui lavora, in cui gela il suo povero dipendente. 

La notte della vigilia, lo spirito del suo defunto collega Marley lo visita e lo avverte della sua condizione post mortem spaventandolo, e avvisandolo che di lì a poco tre spiriti sarebbero andati a trovarlo: lo spirito del natale passato, del natale presente e di quello futuro.

 Attraverso viaggi che durano una sola notte, Scrooge subirà un cambiamento drastico di rotta, comprende che per salvarsi dovrà diventare buono, sensibile e altruista, gli è stata offerta una seconda possibilità e lui non sarà così sciocco da sprecarla. 

Una lettura bellissima; ho sentito il freddo e la neve descritti sulla mia pelle come se fossi lì, così come gli odori e i profumi delle strade e delle tavole imbandite; e vi dirò di più: alla fine mi sono anche commossa. Una lettura Natalizia che non potete perdervi😍

«Non ebbe più nulla a che fare con gli spiriti, ma visse sempre secondo i dettami della temperanza integrale e sempre si disse di lui che sapeva festeggiare degnamente il Natale, se mai creatura vivente può attribuirsi questo vanto».

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​”Vita e avventure di Babbo Natale”di Frank Baum

“Vita e avventure di Babbo Natale”

di Frank Baum

Un libro stupendo, che, proprio come una favola raccontata vicino ad un camino, ti trasporta in un magico tempo in cui Babbo Natale era solo un bambino, abbandonato nella foresta di Burzee e allevato da un elfa. 

Così incomincia la sua storia! 

Già piccolino è amato da tutti perché si mostra sensibile e buono… 

Crescendo, lo spirito della foresta AK gli mostrerà i suoi simili, e durante questi viaggi che gli paleseranno le condizioni di vita misere dell’uomo, resterà affascinato e ammaliato dai bambini. 

Da lì consacrerà la sua vita per renderli felici… Una vera e propria missione, che lo vedrà protagonista, ricevendo l’aiuto da tutti gli amici magici della foresta inizierà a costruire i primi giocattoli intagliati nel legno, poi scoprirà come pitturarli… Inizierà dal villaggio a lui più vicino, fino a creare la sua leggenda: l’uomo che con la slitta trainata da renne velocissime entro l’alba consegnerà i regali ai bambini di tutto il mondo, una vera e propria missione: portare gioia e amore in ogni casa. Una bellissima lettura Natalizia che ci racconta come sia nato il personaggio di Santa Claus e di come sia divenuto immortale per portare avanti questa missione! (Libro primo di tre!)

«”Al mondo non c’è nulla di più bello di un bambino felice”, suole dire il buon vecchio Santa Claus. E, se potesse fare alla sua maniera, i bambini di tutto il mondo sarebbero sempre felici».

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“Harry Potter e la maledizione dell’erede”di J.K.Rowling, Jack Thorne e John Tiffany

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Un caso editoriale che ha fatto molto scalpore nel bene e nel male; moltissimi fan e non, ne hanno parlato, ne hanno scritto, chi lo ha criticato perché non un vero prosieguo della storia, o perché scritto sotto forma di sceneggiatura teatrale (ma non avete mai letto Shakespeare? per citarne uno!); chi, invece, ha apprezzato questo nuovo episodio che ha portato in scena nuovamente il mago famoso e i suoi amici con una nuova brillante avventura.

Il libro, in realtà è la sceneggiatura di uno spettacolo teatrale, è l’ottava storia sequel della saga potteriana.

Ebbene sì, l’ho letto! All’inizio ero molto titubante, soprattutto dopo aver letto i commenti di chi lo aveva acquistato prima in inglese e poi in traduzione italiana, una delusione; io, invece, che non mi lascio intimorire dal giudizio degli altri, ho preferito tastare con mano e formulare un mio personalissimo parere.

L’ho acquistato, e, dopo aver letto queste brevi battute:

«Ginny
Harry. Da quant’è che non ti faceva male la cicatrice?
Harry si gira verso Ginny, la sua espressione dice tutto.
Harry
Da ventidue anni.»

Non posso negare di aver sentito i brividi salirmi lungo la schiena!

Certo è stato diverso, un po’ strano rivedere tutti i personaggi ormai grandi: Harry, un padre con problemi di comunicazione con il proprio figlio; quest’ultimo costretto a subire il peso della notorietà paterna, sentendosi inadeguato e insicuro cercherà di riscattarsi.

Leggere questi nomi di nuovo mi ha dato una grande emozione, sono cambiati loro come sono cambiata io; è stato un ritrovarsi, e scoprire che il tempo non aveva cancellato e scalfito le emozioni.

Una nuova avventura tutta particolare, con nuovi personaggi da scoprire.

La storia riprende là dove l’avevamo lasciata dieci anni fa, al binario 9 e ¾; Harry e sua moglie Ginny, insieme ai suoi due amici di vita, Ron ed Hermione, accompagnano i loro rispettivi figli in stazione per il viaggio che li porterà ad Hogwarts, la celebre scuola di magia, la cui preside è la McGranitt, ex docente di Trasfigurazione, succeduta al defunto Albus Silente.

I figli di Harry, non solo nei nomi ma anche nello spirito, riecheggiano ombre del passato; rivediamo un giovane James, molto sicuro di sé che corre incontro ai suoi amici; poi Albus Severus, secondogenito, molto insicuro, timido e in ansia perché dovrà iniziare il suo primo anno accademico e teme di non rendere onore alla propria famiglia, non entrando nella casa di Grifondoro.

Lily, invece, è ancora troppo piccola, quindi tenendo la mano del padre saluta i suoi fratelli invidiandoli.

La figlia di Ron ed Hermione, Rose, ci ricorda chiaramente sua madre, sua degna erede!

Le amicizie che nascono sul treno diretto ad Hogwarts diventano legami indissolubili, altrettanto le inimicizie (lo abbiamo visto con Harry, Ron ed Hermione; e il rapporto turbolento con Malfoy); e così Albus farà amicizia con Scorpius, figlio dell’acerrimo nemico di Harry, Draco Malfoy; nonostante i divieti nasce l’amicizia, ed è inevitabile, resa ancora più ufficiale dalla scelta del cappello parlante durante lo smistamento, in cui Albus verrà assegnato alla casa di Serpeverde.

Il senso d’inadeguatezza, di straniamento e non integrazione porteranno il giovane Albus e, a ruota, Scorpius a cercare di dare un senso alle loro vite, una forma di ribellione e di riscatto: ruberanno la Giratempo custodita al Ministero della Magia, nell’ufficio di Hermione, ora il Ministro; e tenteranno, aiutati da Delphi, nipote di Amos Diggory, uno zio di cui si prende cura, di tornare indietro nel passato per salvare Cedric Diggory. Ma qualcosa andrà storto e Albus dovrà rimediare ai mali causati, ci riuscirà? O il mondo magico sarà spazzato via dal ritorno dell’Ombra oscura?

Interessante è leggere il rapporto conflittuale che Harry ha con suo figlio, è come se si saltasse l’anello di una catena, non riescono a comunicare; come se un muro impedisse loro di avvicinarsi; ma l’amore, come la Rowling ci ha insegnato, supera qualsiasi barriera, e anche Harry ed Albus si ritroveranno.

Si scoprono lati inediti dei personaggi che abbiamo amato ed odiato; si chiariscono alcune situazioni; si creano nuove amicizie e si consolidano le vecchie.

Un’avventura che ci trasporta nuovamente in quel luogo magico che è il mondo di Harry Potter, anche se resta una profonda amarezza e una piena consapevolezza dei tempi che furono e che non saranno più.

Buona lettura!

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Buon anno!!!

Buon 2017!!!

Che questo nuovo anno vi porti tanta pace e serenità…ma soprattutto che sia un anno pieno di letture emozionanti ❤ ;)Auguriiiiiiiiiii 😍

“Il lago” di Banana Yoshimoto

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                             “Il lago”

                 di Banana Yoshimoto

Questo titolo mi ispirava fortemente ed era in lista (dei libri da leggere infinita) da molto tempo… dell’autrice avevo letto altri due libri e mi aveva affascinata per la scorrevolezza e la profondità celata nella levità dei toni… 
Il libro è molto fluido, si presenta come un flusso di coscienza, e, proprio come l’acqua che scorre ci trasporta con sé fino alla fine.
Il Giappone come sempre fa da sfondo alla nostra storia, la protagonista, Chihiro una pittrice trentenne che ha perso da poco sua madre, lascia il suo paese natìo e il padre, con cui ha un rapporto particolare, legato probabilmente alla strana situazione familiare: la madre lavorava in un club e forse proprio per la sua posizione non ha mai potuto sposare suo padre, che al contrario ricopre una posizione sociale elevata; ciò non ha impedito ai due amanti di formare una famiglia.
Alla morte della madre, Chihiro, decide di lasciare il piccolo paese per trasferirsi in una città; ogni sera si affaccia dal suo balcone per ammirare il cielo e la vita che scorre sotto di sé; ed è così che incontra lui, Nakajima.

Affacciarsi e vedere la quotidianità dell’altro diventa routine, diventa amicizia, fino a quando non possono fare a meno l’una dell’altro e si incontrano, da lì sboccia un amore… molto singolare, sono due individui che non esternano molto i propri sentimenti, ma dimostrano a chiare lettere che sono innamorati, come se fossero legati indissolubilmente da un filo saldo e forte. 
Nakajima è un ricercatore di medicina che studia tantissimo per eccellere, ma dietro questo accanimento nasconde qualcosa che lo ha ferito nell’intimo; un giorno Chihiro tornata a casa prima, lo trova sul letto assopito, raggomitolato come un feto con sotto il braccio uno strumento per cucinare, logoro dal tempo; è chiaro che qualcosa non va; ciò però non la farà desistere dal sentimento provato, soprattutto quando scoprirà parte della verità.
Avanzando lentamente lungo il romanzo scopriamo altri personaggi, sempre velati dal mistero e dal paranormale; un senso di profonda angoscia pervade le righe della storia, fino a quando si giunge al finale che chiarisce il perché delle azioni, un qualcosa che non potevamo prevedere neanche noi lettori. 
Il libro è molto scorrevole, lo ribadisco, è quasi difficile non continuare a leggere perché non ci sono capitoli che segnano il distacco tra un periodare e l’altro, per cui si prosegue dritto fino alla fine.
Per quanto possa essere scorrevole non ho amato la lettura di questo libro, mi ha lasciata con un senso di angoscia e di estraneità, ma al di là di questo la Yoshimoto sa perfettamente ricreare queste atmosfere nebulose e ultraterrene dove il paranormale o eventi ultrasensoriali si incontrano con la quotidianità e la vita normale degli individui. 
Vi lascio con una citazione del libro:

«È sempre un rovescio della medaglia. Dietro alla luce più intensa si nasconde l’oscurità più profonda. Come una creatura leggendari».
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Buon Natale


Carissimi lettori…  a voi tutti auguro un felice e sereno Natale…

Mangiate tanto e bevete il giusto, divertitevi, vogliatevi bene… ma soprattutto leggete tanto! ;)😁 

Un abbraccio,

Selene ❤

“Eccomi” di Jonathan Safran Foer

È davvero difficile dover recensire un colosso del genere, non si possono spendere poche righe per descrivere un capolavoro di 600 pp.; una mole che potrebbe spaventare, ma che coinvolge in prima persona. È la prima volta che leggo un libro di Foer, tutti parlano benissimo dei libri precedenti e attendevano con ansia questo nuovo libro, per cui hanno dovuto attendere ben 10 anni!

È un libro che si scopre in parte autobiografico, e racconta la vicenda di una famiglia ebraica, alle prese con una crisi che, da una microcrisi poi esplode come una supernova e diviene macrocrisi.
La microcrisi riguarda la vicenda familiare. Jacob e Julia dopo sedici anni di matrimonio si accorgono di essere cambiati, rispetto al tempo in cui si facevano tenere promesse e si scambiavano rituali solo per loro; in questi anni hanno avuto tre figli, Sam, Max e il piccolo Benjii; tre figli intelligenti e unici, uno diverso dall’altro. 
Il matrimonio sembra crollare nel momento in cui Julia scopre l’esistenza di un secondo cellulare del marito, in cui trova dei messaggi sessuali rivolti ad un’altra donna, pur credendo che non sia stata tradita di fatto, questo episodio la segna e le fa aprire gli occhi; anche perché un suo amico che ha appena divorziato sembra farle intendere che provi qualcosa per lei; entra in confusione: ama i suoi figli e non vorrebbe far loro del male, ma si rende conto che ha 40 anni e non può sprecare la sua vita così, non è riuscita a realizzare il suo sogno di affermarsi come architetto e si accontenta di aiutare delle coppie a scegliere come arredare e realizzare le abitazioni; quel telefonino sarà la molla scatenante.
Jacob, invece, è uno scrittore, ma non ama quello che fa, scrive sceneggiature per la tv,  il suo sogno è un libro che tiene nascosto e che chiama la sua Bibbia, in cui narra le vicende della sua famiglia, mettendola a nudo. Non è un uomo che prende iniziative, non è sicuro di sé; ama i suoi figli ed è bellissima la sensazione che lascia quando dice che mettendo i piccoli a dormire, si fermava sulla soglia delle loro camere per osservarli in silenzio, un padre che veglia con amore sulla sua prole.
Sam, il maggiore dei tre, viene ingiustamente accusato di aver scritto su un foglio in classe parole razziste e volgari; i genitori si dividono su due fronti, Jacob gli crede, Julia no. È un ragazzo molto intelligente, ma… è solito, come la generazione del nostro tempo, trincerarsi dietro un computer e “giocare” ad Other Life, una piattaforma in cui ha creato un’esistenza parallela ben diversa, perché la sua identità è una donna latinoamericana, ha numerosi amici ma è tutta una realtà fittizia e virtuale; l’aspetto inquietante è che lui, nel gioco che chiama vita, sia costruttore di sinagoghe che puntualmente distrugge atrocemente.
Max e Benjii sono i più piccoli, a volte se ne escono con delle battute apparentemente asenso, ma che in realtà fanno riflettere per la loro profondità, sembrano dei vecchi saggi; per farvi un esempio, il piccolo chiede se un giorno ci saranno i fossili dei fossili — a chi verrebbe in mente? Ma sarebbe comunque interessante scoprirlo!
Intorno a questo microuniverso ruotano altri personaggi, i nonni Deborah e Irv, e il bisnonno Isaac; e poi si aggiungono i parenti di Israele, suo cugino Tamir e famiglia.
C’è da fare una precisazione: la famiglia di Jacob è ebrea, ma dopo la Seconda guerra mondiale, con la fine dei campi di concentramento, hanno subito una seconda diaspora, per cui Isaac e suo fratello si sono divisi: il primo è andato in America, il secondo in Israele; da qui emerge, tra le diverse accezioni nel libro, quel senso ebraico di estraneità ai fatti della propria patria, perché c’è la distanza affettiva dai problemi che subisce la terra originaria; e si vedrà chiaramente nel momento in cui scoppierà la crisi del macrocosmo con un evento naturale e catastrofico, il terremoto, che metterà a soqquadro le alleanze politiche ed economiche d’Israele e ci sarà guerra. 
Di fronte all’appello del primo ministro israelita, di convogliare le forze ebraiche per affrontare i nemici che, in un momento di caos, hanno deciso di attaccare e minacciare l’identità ebraica, il ministro mette a disposiIone voli speciali per il rimpatrio degli ebrei d’America e di quelli sparsi sul globo; ma di fronte a questa richiesta non abbiamo una risposta positiva; infatti, si dirà «abbiamo vinto ma in realtà abbiamo perso».
Con il terremoto e le conseguenze annesse abbiamo uno spartiacque che segna l’inevitabile tramonto della pace familiare…. Jacob dovrà scegliere se andare a combattere o rimanere, Julia dovrà scegliere se restare o essere libera di essere chi è veramente, Sam dovrà fare il Bar mitzvah contro il suo volere, e dovrà scegliere se accettarlo passivamente o dire ciò che pensa; ognuno di loro dovrà fare la propria scelta.
Molteplici le tematiche affrontate, difficili da poter riassumere concretamente in questo contesto; sicuramente è un libro che va letto, ma non è detto che sia capito da tutti; lo stile è intervallato da pensieri, da messaggi, anche da conversazioni in chat, può sembrare difficile stare dietro al pensiero del nostro autore, ma a mio avviso è un libro di narrativa contemporanea che non può non essere affrontato. Per me è il romanzo che parla della comunicazione, di come sia difficile farlo, anche se a volte basterebbe poco, pochissimo; un tema attuale nel nostro tempo, in cui a volte si comunica solo attraverso la tecnologia, si esprimono poco le proprie emozioni e sensazioni… un invito, forse, a parlare di più? O forse una denuncia, ad aprirsi agli altri? 

Non vi svelo nient’altro… ma vi auguro una buona lettura!;)
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